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LE GROTTE
A circa 7 Km dall'attuale Bisceglie,
lungo il fianco sud della Lama di S.Croce, ci sono numerose grotte
fra cui quella detta di S.Croce con una apertura di 12 m.di larghezza
e 11 m. di altezza.
Questa grotta offre un quadro completo del Paleolitico medio,
qui sono stati rinvenuti cocci di ceramica, oggetti di vita quotidiana,
armi, vasellame, nonché resti di animali di specie estinte,
almeno dalle nostri parti, come il leone delle caverne, l'orso
cavernicolo, rinoceronte, iene.
Inoltre in un'altra grotta sono state rinvenute delle croci disegnate,
attribuibili ai primi cristiani o a monaci bizantini.
Altra impronta di insediamento umano, nelle campagne
della zona, è costituita dalla presenza di elementi di
architettura primitiva: i Dolmen, testimoni della civiltà
megalitica (300-1000 a.c.).
I DOLMEN
Il dolmen è un tipo
di tomba megalitica preistorica a camera singola. I Dolmen sono
costituiti da uno o più lastroni orizzontali (tavole) sorrette
da più lastroni verticali (ortòstati). La costruzione
era in origine ricoperta, protetta e sostenuta da un tumulo.
I quattro dolmen della cui
presenza nel territorio di Bisceglie esistono indicazioni certe
sono:
- il Dolmen della Chianca, storicamente il più
celebre tant'é che nel barese, tra gli anni trenta e ottanta
la parola "dolmen" era immediatamente associata alla
città di Bisceglie e riferita esclusivamente a questo che
è solo uno dei monumenti funerari preistorici anologhi
presenti in zona.
Il termine chianca, infatti esprime in maniera che più
esplicita non si può la sua caratteristica che balza per
prima agli occhi di chi l'osserva, cioé quell'enorme lastrone
che fa da "tetto" a quella che i primi studi avevano
considerato il primitivo abbozzo del "telaio" di una
casa, costituito da due piedritti e un timpano, tutti e tre costituiti
da lastre megalitiche di pietra calcarea che localmente sono dette
appunto chianche.
Esso si trova non lontano dal confine con il territorio di Ruvo.
- il Dolmen Frisari, non lontano dal precedente
da cui dista, in linea d'aria, non più di quattrocento
metri, che prende il nome dal proprietario del terreno su cui
insiste, e di cui si é salvato ben poco, in quanto la Soprintendenza
intervenne in extremis a "salvare il salvabile" nel
mentre di un tentativo di annientamento del sito tramite la scellerata
tecnica della macinazione meccanica della pietra, che alla fine
del XX secolo ha sostituito la antica e certamente più
"sostenibile" tecnica dello "spietramento a mano"
che era all'origine di uno dei più bei paesaggi della Murge
e del Salento (in cui più numerose e voluminose restano
le cosiddette specchie, che molti studiosi associano ai dolmen).
Esso si affaccia ai primi declivi della sponda sinistra della
caratteristica incisione carsica di Lama dell'Aglio, in prossimità
del crocevia di confine con i territori di Molfetta e Ruvo di
Puglia, non molto distante dal Casale detto Torre Navarrino, passato
alla storia per un cruento episodio ivi consumatosi nel 1600.
- il Dolmen di Albarosa, sulla direttrice Bisceglie-Corato.
- il Dolmen di Giano, così detto perché
si trovava nelle immediate vicinanze del così denominato
"tempio di Giano", antica costruzione che taluni fanno
risalire ai tempi pre-cristiani, seriamente minacciata dalla costruzione
di nuove strade complanari durante la costruzione della nuova
Strada Statale 16 Adriatica tra la fine degli anni ottanta e l'inizio
dei novanta. Di questo Dolmen non resta più niente, se
non minutissimi frammenti di roccia perché distrutto dal
proprietario del terreno, forse per un gesto inconsulto di ripicca
nei confronti del provvedimento espropriativo che lo stava interessando.
In Territorio di Corato, poi, non lontano dal confine
con Bisceglie, si può ancora visitare il cosiddetto "Dolmen
dei Paladini".
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